Prevedere il Parkinson con l’Intelligenza Artificiale: lo studio italiano che anticipa i sintomi e personalizza la cura
“Possiamo ora leggere nel futuro della malattia di Parkinson, stimando l’evoluzione clinica con una settimana di anticipo e intervenire tempestivamente sulla terapia di neuromodulazione per renderla più efficace” ha spiegato Ioannis U. Isaias, direttore del Centro Parkinson e Parkinsonismi dell’ASST Gaetano Pini-CTO, in un’intervista ad ADNkronos.
Lo studio, realizzato in collaborazione con Alberto Mazzoni dell’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, dimostra come l’intelligenza artificiale possa rivoluzionare il trattamento della malattia di Parkinson, anticipando i peggioramenti clinici e regolando in tempo reale la stimolazione cerebrale profonda (DBS – Deep Brain Stimulation).
Algoritmi predittivi e terapia su misura
La novità consiste nello sviluppo di algoritmi di intelligenza artificiale in grado di analizzare l’attività cerebrale dei pazienti per prevederne le fluttuazioni cliniche. Questo approccio consente una DBS adattativa, dove la corrente elettrica viene regolata automaticamente in base al segnale cerebrale, migliorando efficacia e tollerabilità.
“Rispetto alla modalità di stimolazione convenzionale, che mantiene fissi i parametri di stimolazione, nella DBS adattativa la corrente viene modulata in tempo reale” ha precisato ancora Isaias.
Alberto Mazzoni ha aggiunto: “Sono molto felice di questo risultato, in quanto traduce in un utilizzo clinico immediato le nostre linee di ricerca sull’analisi dei segnali neurali”.
Una rete clinica d’eccellenza
Lo studio coinvolge un network lombardo di alta specializzazione, tra cui il Policlinico di Milano (dove sono stati impiantati i dispositivi), l’ASST Santi Paolo e Carlo e l’IRCCS San Gerardo di Monza. I pazienti trattati hanno ricevuto un nuovo stimolatore sperimentale durante interventi neurochirurgici eseguiti dall’équipe di Marco Locatelli.
Il Centro Parkinson dell’ASST Pini-CTO accoglie ogni anno oltre 7.000 pazienti, di cui 1.500 nuovi accessi.
Un contributo decisivo è arrivato anche dalla Fondazione Pezzoli, partner delle attività di ricerca. “Il nostro impegno a fianco dei pazienti si traduce in progetti concreti per migliorare le cure, dalle terapie preventive alle più avanzate” ha dichiarato il presidente Gianni Pezzoli.
Verso una nuova generazione di neuroprotesi intelligenti
Il responsabile dell’Ambulatorio di Neuromodulazione del Centro Parkinson, Salvatore Bonvegna, ha ricordato ad ADNkronos come “un preciso posizionamento degli elettrodi sia fondamentale per ottenere buoni risultati clinici”. Gli elettrodi, connessi a un pacemaker sottocutaneo, permettono di regolare con precisione gli impulsi elettrici inviati al cervello.
Gli specialisti prospettano ora l’integrazione di AI avanzata e sensori neurali per la creazione di vere e proprie neuroprotesi intelligenti, capaci di anticipare le esigenze terapeutiche del paziente e migliorare il recupero funzionale.
Un gap da colmare nella pratica clinica
Nonostante il potenziale terapeutico, la DBS resta sottoutilizzata in Italia. “Attualmente, su circa 2.000 pazienti parkinsoniani che potrebbero beneficiare della stimolazione cerebrale profonda, solo 300 vengono sottoposti all’intervento ogni anno” ha sottolineato Paola Lattuada, DG dell’ASST Gaetano Pini-CTO.
Fonte: ADNkronos