Davide Dettori, CEO di Health Triage, guida lo sviluppo di IA per la diagnosi oncologica. Dalla biopsia virtuale alla prevenzione di precisione, punta a portare tecnologie validate nella pratica clinica globale.
Portare l’intelligenza artificiale nella pratica clinica non è più una promessa, ma una sfida concreta che richiede rigore scientifico, integrazione multidisciplinare e visione industriale. In questa intervista, Davide Dettori racconta il percorso di Health Triage: dalle origini alla costruzione di soluzioni diagnostiche avanzate, fino all’ambizione di ridefinire la prevenzione oncologica su scala globale, rendendola più precisa, accessibile e realmente applicabile nella quotidianità medica.
D: Da dove nasce Health Triage e qual è la vostra missione?
R: Health Triage nasce da una visione molto concreta: usare la potenza dell’intelligenza artificiale per migliorare la diagnosi oncologica. Vogliamo rendere la prevenzione più precisa, meno invasiva e realmente accessibile. Abbiamo iniziato dai due tumori con il maggiore impatto sociale e clinico, seno e prostata, e ci siamo dati un obiettivo preciso: cambiare il paradigma della medicina preventiva.
D: In cosa vi distinguete da una semplice software house medica?
R: Siamo un abilitatore clinico, non una tech company travestita da medicale. Costruiamo tecnologie che integrano IA, clinica, regolatorio e validazione scientifica, in un unico processo coeso. BreastNegative e PROSTATE V-Bio non sono strumenti, sono dispositivi medici progettati per essere adottati nella pratica quotidiana. È questo che ci rende first mover globali su fronti come la biopsia virtuale.
D: Come lavorate concretamente per trasformare questa visione in realtà?
R: Abbiamo un modello operativo davvero interdisciplinare: nel team lavorano insieme medici, ingegneri, fisici medici, data scientist, esperti di regolatorio e di sviluppo software. Non ci sono compartimenti stagni, tutto nasce da una progettazione integrata fin dall’inizio. Ogni tecnologia che sviluppiamo deve superare test interni molto rigorosi, valutiamo sempre le esigenze, chi la userà concretamente e solo dopo si passa alla sperimentazione clinica e all’uso nei reparti ospedalieri con tutte le certificazioni necessarie.
D: Health Triage guarda al mondo. Quali sono i partner strategici e dove volete arrivare?
R: Oggi collaboriamo con realtà come Cancer Research Horizons e il Royal Surrey nel Regno Unito, oltre a tantissimi centri in Italia. Abbiamo anche la supervisione scientifica di GISMa e della SIU. Stiamo dialogando con centri statunitensi e con l’FDA, l’ente regolatorio americano, per estendere i nostri dispositivi medici anche oltre l’Europa. L’obiettivo è chiaro: portare un’intelligenza artificiale, rigorosamente controllata e basata su evidenze cliniche solide, al centro della medicina clinica globale, con strumenti affidabili, certificati e pienamente interoperabili.
D: Qual è la vostra ambizione più alta?
R: Non ci basta dimostrare che l’intelligenza artificiale può diventare uno standard clinico. Per noi, questo è solo il punto di partenza. Il vero potenziale dell’AI emerge in tutto ciò che ruota attorno alla prima diagnosi, quelli che chiamiamo gli upside. Prendiamo ad esempio la Biopsia Virtuale: la mole di dati che elaboriamo può avere un impatto enorme anche su trattamenti come la radioterapia, le terapie farmacologiche o la chirurgia. E se poi iniziamo a integrare anche i dati molecolari, saliamo davvero di livello. Non parliamo di promesse futuristiche, ma di una pratica clinica concreta, regolata, validata e utile ogni giorno. Ci piace immaginare che un sistema come BreastNegative sia presente in ogni programma di screening nel mondo. E che un algoritmo come PROSTATE V-Bio permetta a milioni di uomini di evitare biopsie inutili. Questo cambiamento ha senso solo se accade davvero, nella clinica con benefici reali per i pazienti. Perché non stiamo solo costruendo un software. Vogliamo trasformare la medicina preventiva in medicina di precisione.